In questo lungo video parlo di molte cose che ho sviluppato per Family Business Unit, intervistato da Luca Marcolin, fondatore di FBU.
Ecco una trascrizione ripulita di tutto quello che c’è nel video:
Puntata 99 di FBU Club: conversazione “in famiglia” con Marco Porcellato e Luca Marcolin
Buonasera. Siamo alla puntata n. 99 dell’FBU Club. Serata “in casa”, perché siamo con Marco Porcellato.
Ciao Marco. — Ciao Luca, grazie.
Dico “in casa” perché con Marco stiamo collaborando da tempo: questa sera raccontiamo gli obiettivi della serata — come comunicare bene nel digitale — e cosa stiamo facendo come FBU. Marco mi sta aiutando a mettere a terra molto del progetto FBU.
Per presentarci: Marco è ingegnere meccanico. Dal percorso tecnico ha sviluppato competenze in innovazione (metodologie, gestione, supporto) e proprietà industriale; poi si è dedicato al digitale e al marketing, dove ci siamo incrociati e abbiamo lavorato insieme.
Ci siamo detti: raccontiamo come si sta sviluppando FBU nella comunicazione (sito, strumenti di supporto) e, soprattutto, come coltiviamo in modo evoluto la relazione con chi ci segue. Un piccolo “dietro le quinte”.
Grazie Marco per esserti messo a disposizione. Partiamo da te: impresa di famiglia, studi di ingegneria, poi innovazione e marketing digitale. Raccontaci il percorso.
Chi è Marco Porcellato
Studi tecnici e svolta sull’apprendimento
Sono classe ’82. Ho fatto studi tecnici (istituto tecnologia, progetto Brocca: persino un’ora di filosofia a settimana). Poi Ingegneria Meccanica: prima a Padova, poi al Politecnico di Milano.
L’apprendimento per me è stato centrale. All’inizio faticavo a studiare: sottolineare e ripetere non funzionava. Mi sono chiesto se fosse l’unico modo. Si è aperto il mondo dell’apprendimento accelerato: mappe mentali, lettura veloce e strumenti per capire come assorbiamo, elaboriamo e restituiamo le informazioni. Questo bagaglio mi è stato utilissimo.
Consulenza brevetti: settori, tecnologie, velocità
Per molti anni ho fatto il consulente brevettuale: giravo aziende (soprattutto PMI del Nord Italia), con imprenditori e R&D. Il mio lavoro era diventare rapidamente “esperto” del settore e scrivere domande di brevetto in poco tempo (settimane, al massimo qualche mese, con fiere sempre dietro l’angolo).
Ho visto tanti settori e tecnologie, imparando a relazionarmi con profili diversi.
Passione per tecnologia e comunicazione
Parallelamente, cresceva l’interesse per il digitale e la comunicazione. Da piccolo usavo il Commodore 64: passione per la tecnologia che oggi permea la comunicazione (siamo davanti a due occhi—la camera—e dall’altra parte ci guardano da ovunque). È un’evoluzione rapida che ha cambiato come comunichiamo.
AIM: Accelerated Innovation Marketing
Integro tre competenze: apprendimento accelerato, innovazione, digital marketing. Le ho sintetizzate nell’acronimo AIM (“prendere la mira”). In ogni progetto porto queste tre “anime” per facilitare processi, assorbire informazioni, elaborarle e riportarle fuori in modo efficace.
Letture utili sull’apprendimento
Tony Buzan e le mappe mentali
Consiglio Tony Buzan, pioniere delle mappe mentali. Un suo testo che fa sintesi (spesso riedito) è Usiamo la testa.
Matteo Salvo
In Italia: Matteo Salvo, allievo di Buzan. Libro consigliato: “La memoria prodigiosa”.
PhotoReading e mente profonda
Quello che mi ha cambiato di più: PhotoReading. L’autore chiede: se la mente conscia sa leggere, anche l’inconscia sa farlo? A che velocità processa le informazioni? Cooperando con la mente profonda (che coinvolge il corpo) si assorbono più velocemente le informazioni. Il metodo integra anche le mappe mentali, gli stili di apprendimento e le intelligenze multiple (Gardner).
Il cuore della serata: cosa stiamo facendo con FBU
Le Nove Finestre del Marketing Strategico
Mi piace l’analogico: le ho disegnate a mano. Offrono una mappa dall’alto dei pezzi del marketing, come un puzzle.
Prima riga (quando il potenziale cliente si avvicina):
1) Mercato obiettivo (nicchia/posizionamento: a chi parlo).
2) Messaggio (come comunico al cliente ideale / buyer persona).
3) Mezzi (sito, social, canali).
Seconda riga (relazione e fiducia):
4) Cattura contatti (es. newsletter, modulo).
5) Educazione del contatto: contenuti che aiutano a capire cosa facciamo e come possiamo essere utili — con etica (niente “compra compra”, ma dialogo e comprensione).
6) Strategia di vendita: quando il cliente è pronto.
Terza riga (cliente acquisito):
7) Esperienza eccezionale (over-delivery).
8) Aumento del valore cliente (continuare a dare valore, riconosciuto).
9) Ambasciatori: passaparola evoluto.
Questa mappa permette di valutare dove si è forti e dove mancano pezzi, assegnare un punteggio e decidere dove migliorare.
Perché serve una regia
Il sito è un punto di riferimento, ma non l’unico: ci sono social, chiacchierate come questa, mailing list, e la relazione offline. Serve una regia che tenga insieme tutto.
Il sito FBU: narrazione centrata sul cliente
Guidati anche da Donald Miller (StoryBrand): l’eroe è il cliente, non noi. La home è narrativa, racconta la sfida dell’interlocutore, mette a disposizione strumenti (es. il libro) e spiega il modello.
Proponiamo incontri del lunedì sera (questa è la 99: negli archivi ci sono le altre), testimonianze, risorse, blog: tutto coerente tra sito, libro e attività in azienda.
Imprese di famiglia: complessità reale
Il modello dei tre cerchi di Tagiuri
Impresa, Famiglia, Patrimonio: ruoli che si sovrappongono (es. un familiare non in azienda; gestione del patrimonio). Capire chi sta dove aiuta a gestire la complessità.
La proposta FBU vuole essere completa, dando spazio a tutti gli attori e comunicando una visione positiva dell’impresa di famiglia (tema della prossima masterclass sulle sfide).
Dal sito alla “macchina” dietro le quinte
CRM, membership e Ontraport
Un sito rischia di essere una vetrina statica. Dietro abbiamo costruito la macchina: archivio/CRM per gestire contatti, newsletter, contenuti. Due anni fa ho scelto una soluzione “a membership” per offrire contenuti specifici e formazione (live e archivi).
Strumento: Ontraport — californiano, adattato a noi.
Front-end vs back-end e automazioni
C’è il front-end (sito pubblico) e il back-end (gestione contatti, email, pagine dinamiche). Con le automazioni costruiamo flussi (funnel): tanti entrano, pochi convertono, ma in modo personalizzato ed etico.
Esempio CTA: “Prendiamoci un caffè” in fondo a ogni pagina (modulo di contatto). Dietro, un flusso che assegna rapidamente la richiesta alla persona giusta.
Oggi abbiamo circa 200 automazioni: sistema complesso che snellisce lavoro umano.
Nota pratica: prima si testa il processo, poi si automatizza; ogni automazione deve integrarsi con le precedenti.
A chi serve questa regia digitale
Clienti tipici: professionisti e PMI in trasformazione digitale che vogliono effetto leva sul tempo. Non è “te lo faccio io e basta”: è affiancamento e, quando serve, formazione/coaching.
Si parte dall’alto: mercato obiettivo, messaggio, canali. Evitare la “shiny object syndrome” (lo strumento nuovo non è automaticamente migliore). Integrare ciò che già funziona.
Esercizio utile: ricostruisci il percorso dei tuoi clienti ideali. Da dove arrivano? In che fase di consapevolezza sono? Online e offline contano entrambi.
Sui lead magnet: non una raffica di email aggressive, ma valore reale, linguaggio condiviso e problemi risolti. Il marketer “full-stack” sceglie ogni volta il puzzle giusto (sito, campagna social, solo email, ecc.) e traduce digitale ciò che l’azienda già fa bene.
Comunicazione umana ed etica
Parliamo con persone: servono storie di valore, risonanza etica, fiducia. L’autenticità paga più della spinta.
Delegare sì, ma con consapevolezza
La comunicazione esterna non si può delegare in bianco. Serve congruenza e coordinamento interno. Nelle aziende grandi è faticoso; nelle piccole mancano risorse, ma si può fare sintesi.
Utile avere linee guida anche per i webinar: non uno script rigido, ma un percorso chiaro per l’interlocutore.
Marchio personale e progetto
Mi trovate come Marco Porcellato (sito personale). Alchidea è il progetto che porto avanti: “alchimia delle idee”. Lavorando sugli strumenti, ci trasformiamo anche noi.
In conclusione: chi usa questi strumenti non deleghi alla cieca. Serve conoscenza minima di ciò che si delega. L’affiancamento potenzia doti comunicative esistenti e amplia la portata nel digitale.
Chiusura e prossima puntata
Obiettivo della serata: fare un quadro di cosa stiamo facendo in FBU (nuovo sito, aggiornamenti e strumenti dietro le quinte) e offrire spunti a chi sta facendo percorsi simili.
Grazie a Marco e Chiara per i contenuti. Continuamo il percorso insieme.
Prossima volta: lunedì 13, con Primo Balzoni, imprenditore appassionato di Olivetti e del mondo Società Benefit. Parleremo di impresa sociale oggi.
Grazie a tutti e a presto. — Grazie Luca, saluti a tutti.
Di seguito direttamente dalla descrizione del Video su YouTube:
Cosa vuol dire coltivare on line e off line una comunità di interesse e di pratica.
FBU ha mosso i suoi primi passi nel 2013, compie proprio in questo mese i dieci anni di vita, e da allora ha lavorato per affinare il suo messaggio con una attenzione particolare al web.
Il rinnovo del sito diventa l’occasione per parlare della comunicazione, di come coltivare la relazione con i clienti, come trovare il giusto equilibrio tra il far sapere e il non perdere di autenticità dall’altra.
Ne parliamo con Marco Porcellato che sta seguendo lo sviluppo del sito e della piattaforma di relazione ed erogazione di contenuti di FBU.
Marco Porcellato, ingegnere meccanico formato nell’apprendimento accelerato, prestato all’innovazione prima (brevetti e TRIZ) e al marketing digitale poi (Funnel strategici), segue professionisti ed imprenditori nel loro percorso di sviluppo on line e off line.
La sua esperienza trasversale e la sua formazione continua con formatori e marketer italiani e internazionali gli ha consentito di partire dal basso in tutta l’operatività di un business online, per ampliare sempre di più una visione strategica completa sviluppando un suo modello “9 Finestre del Marketing Strategico” e soprattutto un approccio strategico che ha denominato A.I.M., acronimo di Accelerated Innovation Marketing, contiene la sintesi distillata dei suoi 3 settori principali di esperienza: Apprendimento accelerato, Innovazione e Marketing.
In inglese AIM è anche “prendi bene la mira”.
Negli anni ha sviluppato una rete di collaboratori che lo affianca nei progetti più complessi con il suo brand Alchidea, marchio registrato.
Ha sviluppato competenze con le maggiori piattaforme di marketing digitale, con cui dialoga costantemente in lingua inglese con il supporto, garantendo tempi di soluzione brevi e l’applicazione delle migliori strategie e pratiche su misura per il cliente e per il suo business.
Ha una grande passione per la produttività personale che porti equilibrio vita/lavoro, per garantire tempo di qualità alla famiglia e ai suoi 2 figli, che condivide nel suo Blog e nei suoi social.
